Io… Riccardo III…

Stiamo lavorando sul Riccardo III e a mano a mano che ci entriamo, la mente è sollecitata da continui pensieri sul “qui e ora”.
Il prezzo da pagare per avere ciò che si vuole non è mai ben quantificabile “prima”… la spinta che ci muove, quando vogliamo qualcosa, toglie la lucidità necessaria a calcolarlo bene, questo prezzo… e così ci battiamo “costi quel che costi” (a proposito di prezzo!). Siamo convinti che qualunque sia, non c’è prezzo che non siamo disposti a pagare. Questo avviene però nel “prima” e nel “durante”… mentre desideriamo… mentre combattiamo… mentre il nostro obiettivo arde e ci brucia dentro. Siamo capaci di darci tutte le assoluzioni e tutte le giustificazioni, pur di…

“Li voglio morti, i due piccoli bastardi!”, dice con convinzione Riccardo III, parlando di due bambini che sono di intoppo alla sua ascesa al potere!!
Ed eccoci noi, oggi: tanti Riccardo III che per i nostri piccoli piaceri, troni, obiettivi, siamo capaci di ingannare, tradire, raggirare persino le persone che abbiamo più vicino: se la spinta è che “io mi merito questa cosa”… chiunque si metta di mezzo, anche solo perché c’è, diventa sacrificabile.
Eppure, quando leggiamo il Riccardo III, leggiamo di un uomo che noi non vorremmo essere mai! E infatti il pensiero parte subito alla difesa del fortino: ma lui ha addirittura ucciso!! Non esageriamo!! Io non ucciderei mai nessuno!! Se mai ho delle colpe… non sono di certo paragonabili a quelle di un essere tanto spregevole…
Non abbiamo il coraggio di ammettere che l’intenzione alla base del nostro agire, quando ci diciamo “costi quel che costi… è quello che voglio e lo avrò”, è potenzialmente la stessa.

Penso a quando abbiamo ingannato qualcuno a cui vogliamo bene, per esempio. Con tutte le persone di poco conto che abbiamo attorno, riusciamo a colpire senza problemi quelle poche che ci stanno vicino. Penso alle scorrettezze sul lavoro, quando piuttosto di perdere o di esporci, lasciamo indietro persone dalle evidenti capacità.
E poi, fatta la battaglia, arriva il prezzo. A sorpresa, il più delle volte. Già… come nelle battaglie all’epoca di Riccardo III, anche oggi, nelle nostre questioni, la conta “dei morti e dei feriti” si fa dopo. E non è mai quella che ci aspettiamo (da cui credo sia nato il detto “col senno di poi”). E anche noi – come Riccardo III circondato dalle voci degli spettri delle sue tante vittime – allora, e solo allora, diventiamo coscienti di quel che abbiamo fatto, e di chi e quanto abbiamo perso o “fatto fuori”, per ottenere ciò che volevamo a tutti i costi.

Spesso è un risveglio brusco… come dopo una sbornia… che ci toglie quella pace interiore necessaria a godersi una conquista. Forse non era vero che eravamo disposti a pagare un prezzo tanto alto: non era previsto… non doveva andare così. Avevamo ragione a pretendere quel risultato…. ma non doveva andare così… e qualche volta sul campo abbiamo lasciato anche qualcuno che proprio non c’entrava nulla.
Togliendo la teatralità del gesto estremo e tenendo invece quella capacità di mettere sé stessi prima di tutto e di tutti, abbiamo potenzialmente un Riccardo III che alberga in ognuno di noi…

[Fotografia: Riccardo III e la moglie Anna Neville – Vetrata del Castello di Cardiff – a cura di VeteranMp – novembre 2013]

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